Dal Gt alla 156. Marco come Ulisse

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L’Alfa 156, Marco, e le antenate. 

Marco è Alfista da tre generazioni. Come quasi ogni Alfista che abbiamo conosciuto qui su Bialbero, troviamo nel padre la causa della sua infanzia targata Arese. Dna condizionato.

Nel 1968 entra in casa la prima Gt 1.3 Junior immatricolata a Padova.

Come da tradizione, il piccolo bialbero fa presto spazio al più testosteronico 1750. La piccola nera alza la voce e diventa una di famiglia. Ad oggi è ancora in garage, quando non calpesta con prepotenza l’asfalto di colline e montagne nel padovano.

Il Biscione, però, quando morde lascia il segno. Dipendenza. In famiglia continuano ad entrare Alfa Romeo che Marco guida da venti anni a questa parte. Il piccolo Gt Junior condivide ora la dependance con una 159 1.8 tbi e una 33 imola del 93.

Un garage monomarca

Marco stesso compra una 159 jtdm. Fino al colpo di fulmine. Colli Euganei, raduno Alfa storiche. Chiappe ben piantate nel sedile del Gt Junior. Un divieto inaspettato sulla strada del ritorno costringe i due a una deviazione. Quella sagra di paese non scombussola i piani di ritorno per caso.

A tutto c’è una spiegazione: per qualcuno è destino, altri chiamano in causa il Sacro. Noi abbiamo imparato a riconoscere  il sibilo del Biscione che chiama. E conosciamo bene i nostri Alfisti. Sono tutti uguali: ci cascano e basta. Abboccano. Roba che le Sirene di Ulisse devono ancora imparare, con buona pace delle mitologiche ugole.

Il tragitto alternativo spinge così Marco e Junior per una stradina di campagna stretta, sporca e dissestata. Il rosso del tramonto inghiotte pian piano i due fino a mimetizzarli col nero che incombe. Il richiamo. Da un vecchio casolare fa capolino un muso. Un muso Alfa Romeo. Sensazione di essere spiati. Un paio di fanali, due occhi sornioni controllano vigili la nera antenata sfrecciare giù per la scarpata. Quegli occhi usciti dalla matita di un Poeta. Walter De Silva. Gli sguardi si incrociano, Marco ferma Junior.

Il sibilo: “Siete arrivati. Era ora.”

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Alfa 156. Il richiamo

Il muso di un’ Alfa 156 De Silva giace stanco e rovinato dentro a quel casolare. Quei fanali sensuali come una Sofia Loren coperta solo di lenzuola umide di appena consumato nascondono un corpo argento sinuoso e maltrattato dagli anni e dal vecchio proprietario.

Marco l’ama sin dalla sua presentazione. A sedici anni gli ormoni sono fuori ogni ragionevole controllo. E non sfuggono al sex appeal della 156 De Silva. Che  Marco incontra sulla sua strada spinta da un 1.8 a doppia accensione. Spento da anni.

Un rottame. Un rottame che chiama, e Marco risponde. I due si scelgono, e Marco la porta a casa il giorno successivo.

Come si fa a ridurre un’auto in quelle condizioni? Marco se lo chiede da qualche minuto mentre le gira intorno, ma il tempo dei pensieri è finito. Nell’oscurità di un giorno ormai andato al creatore Marco cerca e trova quello che sarà lo spartiacque della sua Storia di Alfista: il campanello di casa del proprietario. Proprio a due passi da lei. E nelle sue stesse condizioni, o giù di lì.

La 156. Dentro e fuori

Allo stonato bitonale di ingresso, per la terza legge della dinamica, si palesa un uomo sulla cinquantina. La macchina è di un suo zio, un avanzo di galera che non è riuscito a portare con sé la 156 nel suo soggiorno dal sole a scacchi. Lui a marcire in galera, lei nel fienile da una decina di anni.

Acciaccata ma ancora fiera della sua eterna sensualità, l’ Alfa 156 aperta a fatica fa bella mostra del suo equipaggiamento pack lusso. Sedili Recaro in velluto, pomello cambio e volante Momo Design in mogano e plancia in tinta legno. E quell’ inconfondibile profumo di interni tipico delle Alfa Romeo anni 90.

E Marco? Black Out. Innamorato perso. Condannato. Finito. La porta a casa in cambio del passaggio di proprietà. Tempo di trovare il primo ufficio Aci per assaltarlo  la mattina seguente. Una batteria nuova di zecca e via sul carro attrezzi. Non al meglio, ma il motore gira.

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La rinascita

Marco passa i tre mesi successivi nell’officina del suo meccanico per riportarla alle condizioni originarie, come appena uscita dal concessionario. Portata a nudo, la 156 si fa di nuovo bella nel suo grigio argento fresco di carrozzeria, mentre il meccanico di famiglia ci mette del suo. Distribuzione rifatta, nuove candele e cavi così come il corpo farfallato. Liquidi, guarnizioni varie, e il Twin Spark da 144 cv riparte alla grande da dove era stato fermato, a circa 150mila km.  Agli interni già perfetti basta una bella spolverata, e l’Alfa 156 di Marco riprende a ruggire come un leone tornato nella sua foresta.

Marco Marcolongo ci scrive: “Tutte le Alfa Romeo secondo me hanno un anima ma questa macchina mi è entrata dentro. Sarà perché l’ho sempre desiderata, fin da ragazzino, ma ogni giorno andare a lavoro per me è un emozione solo per guidare lei… Da poco ho venduto la 159 per dedicarmi interamente a lei, la mia amata 156 che con il suo rombo del Twin Spark ha ancora quel sapore di Alfa Romeo…”

Marco, non possiamo aggiungere altro. Hai centrato Bialbero al cuore: noi siamo convinti che ogni Alfa abbia un’anima. E ogni Alfista, un cuore che ne è rimasto irrimediabilmente segnato.

E con le vostre Storie di Alfisti, di volta in volta, cerchiamo insieme di capirne “il perché”

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