La GtV 2000 di Antonio Talarico

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GtV 2000 di Antonio Talarico - bialbero.it

 

C’era una volta in America

 

di Paolo Sorgi

 

L’intervista ad Antonio Talarico è stata un’improvvisazione bebop.

Da buon ex chitarrista, conosco certe dinamiche. A volte capita che il basso parta per la sua strada, imponendo il suo ritmo. Il batterista gli copre le spalle come un Gangsta farebbe con Capone, diventandone cachemire e pashmina, e tu rimani per un attimo da solo, a inseguire le battute. Col Blues è facile. Ti infili un attimo prima del levare e riprendi il discorso iniziato dai tuoi compagni, impreziosendolo col fraseggio giusto. Al momento giusto. Ma Antonio non è Blues. Antonio è Bebop. 

Antonio è arrivato in America nel 2004. Un paio di secoli prima, i migranti provenienti dal Sud contadino risalivano il Missisipi sugli enormi Boats per raggiungere il Nord industrializzato. Portavano con sé i canti dei campi e il tempo trascorreva cantando e suonando una musica nuova. Una musica che nasceva lì e in quel momento. Una musica che prendeva lo stile di ogni passeggero e lo fondeva con quello degli altri compagni di viaggio. Era nato il Jazz. Il Jazz sbarca nel grande Nord con i suoi padri migranti, raggiungendo Chicago, Cleveland, Boston. Il Nord è frenetico, scintillante, gli strumenti elettrici suonano più forte. C’è voglia di vita. C’è voglia di festa. Il Jazz prende una forma ancora più frenetica e imprevedibile. Nasce il Bebop.
L’intervista ad Antonio è stata un’improvvisazione Bebop.

Il Bebop ti spiazza. Appena sei convinto di aver capito il ritmo, provi a infilarti con un riff tagliente. E lì arriva il contrabbasso che cambia tutto, stravolge le carte in tavola. È il momento di improvvisare. Ma non si scherza, col Bebop. Se non hai il manico esci dalla linea ritmica. Cerchi di riprendere la battuta, ma lei ti anticipa e scivola via. Cerchi di recuperare accelerando, e ti ritrovi di traverso col pubblico in arrivo sull’altra corsia.

Antonio ti parla di lui fino a un certo punto, poi sfugge. So che ha fatto diversi lavori da quando è negli States. So che si è laureato lì, ma so anche che molti dettagli non vuole siano pubblicati. Storie di lavoro, storie di arrangiarsi, storie di migranti insomma. Antonio è uno che parla poco.

Deve venire dal Sud, penso, mentre mi sfugge su alcune domande più personali. Mi ci gioco le Cammes.

Ed ecco che mi mostra un video girato in Sila. Avevo ragione. Ha trovato il suo posto nel Paese delle oppurtunità. E si è fatto un buon amico Yankee. 

Antonio riscopre le sue radici motoristiche a Boston, Massachusetts, dove si stabilisce e mette su famiglia. Passa il tempo tra studio e lavoro, arriva la laurea. Poi l’incontro: una GtV rossa incrociata tra grattacieli e chioschi di Hot Dog. L’inseguimento tra le strade cittadine dura poco: giusto il tempo di innamorarsi follemente di lei. Giusto il tempo di elaborare un pensiero, tanto semplice quanto perentorio: “Devo averla”. Di lì a poco trova in rete una Gt Veloce 2000 del 1972 con specifiche americane. Il tasto “compra subito” è troppo vicino. L’universo conosciuto che circonda quel pugno di pixels scompare in un istante.


Giulia -così si fa chiamare in famiglia- arriva dal lontano Texas ed ha già sulle spalle un viaggio di 7000 Km col vecchio proprietario fino a Mexico City. Le foto dell’annuncio tuttavia nascondono abilmente gli acciacchi del tempo, e una volta arrivata a Boston, Giulia da’ non poco lavoro ad Antonio, che armato di amore e pazienza, la riporta pian piano nelle condizioni che merita.

 

L’impianto elettrico e quello frenante sono i primi a finire in officina, mentre inizia la lunga ricerca di parti di ricambio. E insieme a ricambi e informazioni utili al restauro, Antonio trova in rete Erik, un ragazzo di Medford, Massachusetts. Erik ha un Gt Veloce 1750, i due stringono una bella amicizia da tastiera fino a incontrarsi per conoscersi dal vivo e condividere la loro passione. E uscire insieme alle signore a macinare chilometri.  I due si infilano nottetempo nei vicoli di Boston armati di Reflex. Il risultato direi che parla da solo:

Passa il tempo, Antonio vuole di più da Giulia, e inizia a modificarla in pieno stile dell’epoca, per farla ancora più “sua”. Erik non sta a guardare e i due si confrontano per mesi sul da farsi. Dopo varie configurazioni e tentativi, questa Gt Veloce si presenta così: 

 

  • Nuova verniciatura AR 835 champagne chiaro metallizzato
  • Nuova tappezzeria e inserti plancia in legno
  • Cerchi 15″ GTA replica – con pneumatici semi slik
  • Ammortizzatori Koni Classic e Molle Eibach
  • Barra stabilizzatrice della spider anno ’93
  • Braccetti e cuscinetti nuovi
  • Distributore elettronico programmabile
  • Pistoni Malhe high compression
  • Volano originale alleggerito
  • Carburatori Weber da 45 al posto dell’iniezione Spica originaria
  • Pompa benzina elettrica
  • Scarico Super sprint libero e collettore di scarico ceramico

 


Le prossime modifiche riguarderanno la sostituzione dell’impianto elettrico con uno totalmente nuovo, un nuovo parabrezza e l’installazione dell’autoradio nascosta nel portaoggetti, per non rovinare la modanatura in legno della plancia. Ma è proprio necessaria? Dubito che riuscirai a trovare una musica migliore di quella del tuo 2000… (ndr)

“Giulia non e’ sempre perfetta, non e’ la macchina ideale, ma mi piace cosi, con le sue linee immortali, ed il suo fascino. Spero di poter fare altre modifiche per renderla ancora piu’ mia, perche’ alla fine se lo merita, ed io guidandola mi sento una persona migliore”.

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