Manuel Guida Giulia

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Il motivo di Manuel Guida è scritto in qualche polveroso ufficio anagrafe dalle parti di Roma.

Il motivo di Manuel sta nel suo cognome. Fermiamoci un momento: cos’è la “guida”? Un’atto quotidiano, un’esperienza, un momento di intimità, o semplicemente mirare il punto di arrivo snocciolando qualche marcia nel mentre? Marce, poi… oggi che l’automatico va per la maggiore?

Un attimo.

Qualcuno ha detto automatico?

La nuova Giulia ne ha uno piuttosto efficace, che l’ha portata a un 7’ 32” al ‘Ring da stamparsi (per la concorrenza) bene in fronte. La nuova Giulia. Quella di Marchionne. Si. Quella che arriva dopo 4C, Brera, 159, Mito, Giulietta, 147, 166, 156, 155, 75… e qui ci fermiamo.

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O meglio: iniziamo da qui.

Da quando Manuel, poco più che bambino, guardava polizieschi in tv e sognava inseguimenti e sparatorie al fianco di Raul Bova (Qui preferiamo Er Monnezza per motivi generazionali, ndr). Sognare non costa, e i sogni di un bambino sono preziosi. Ma i modelli di quelle Alfa qualcosa saranno costati al papà di Manuel, che al ritorno da lavoro, veniva puntualmente preso al varco dal suo piccolo Alfista e portato al negozio di giocattoli sotto casa. L’infanzia scivola via così, e mentre i sogni di M92F gli scarburano le altrimenti serene notti di bambino, Manuel realizza che da grande la sua auto sarebbe stata un’Alfa di quelle dei film.

Auto veloci, come gli anni che scorrono via, come uno zero-cento che ti fa salire gli attributi in gola. Arriva così l’età della patente. Manuel guida una Mito. Manuel Guida, però, decide di non scordare i (forse) sopiti sogni del bambino che è appena stato. Complice anche la frequentazione del club DNAlfista, si riapre la ferita che pensava ormai riassorbita dal tempo.

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Nessuno guarisce dal morso.

Il Biscione, quando morde, ha effetti che il tempo può solo tentare di affievolire. Ma invano. Il virus è in circolo, ed è fuori controllo. Magari si prende del tempo giocando a tressette con un linfocita o bullizzando una piastrina. Ogni tanto se ne va a caccia di globuli bianchi, sentenziando che in rosso starebbero meglio. Ma quando smette di cazzeggiare, e rientra prepotente in circolo, assale senza troppi complimenti cuore e cervello in primis.

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Black out.

Manuel Guida una Mito e va a caccia di 75, 90, Giulietta… Tutte belle, tutte Alfa. Ma tutte di altri. Poi l’incontro. Quando al telefono mi ha raccontato questa parte della sua storia, mi sono seduto ad ascoltarlo. Ricordo di aver pensato qualcosa del genere: “Questo sta fulminato almeno quanto me”.

Cenerentola.

Lontano da casa incontra una Giulia. Una Nuova Super 1300. La mascherina in plastica ne fa probabilmente la Giulia meno appetibile dai collezionisti. Non per Manuel, che delle logiche del mercato d’epoca se ne sbatte altamente “i”. E dei fottutissimi speculatori (‘rtacci vostra, ndr.), che sanno di poter trarre profitti giocando con la passione degli appassionati veri. Quelli che vibrano insieme alla macchina. Quelli che, con la macchina, ci parlano.

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Quelli che, come Manuel Guida, ti raccontano più o meno così: “Oh Pà, nun puoi capì. Anzi, si, tu me puoi capì. Ce credi che quanno l’ho vista, quanno ce so salito, m’ha iniziato a vibrà sotto le mani? E ancora nun l’accennevo… Niente da fa, era lei. Sta Giulia doveva esse la mia. Era lei che me lo stava a dì”.

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Il resto della storia si intuisce. La trattativa. Va e vieni tra officina e carrozzeria. Le passeggiate senza tempo nella sua Roma, e i traversi sui tornanti del vicino Abruzzo. Questi ultimi, grazie anche alla preparazione del sapiente Ezio Campoli, che ha portato il piccolo 1.3 alla soglia dei 105 cv. Le modifiche di Ezio ce le godremo insieme quando verrete a trovarci con gli altri ragazzi del DNAlfista.

Benvenuto su Bialbero, Manuel.

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